It’s NOT coming Rome

L’inglese non funziona così



Cari italiani,

SÌ! Ce l’abbiamo fatta! Gli azzurri hanno preso quella bellissima coppa pregiata.

Come nuova cittadina italiana, sono contentissima di aver vinto. Come americana di nascita, sono anche più contenta di aver battuto gli inglesi. Dopo un periodo spesso paragonato a un tempo di guerra, è ancora più bello vedere le lacrime di felicità anziché di angoscia, e gli abbracci anziché gli scialbi tocchi con i gomiti.

Tuttavia come insegnante d’inglese sono piuttosto scoraggiata e devo ammettere che questa vittoria rende il mio lavoro ancora più difficile. Perché adesso devo spiegare a tutti i miei studenti che “It’s coming Rome” non è proprio inglese.

Conosco la storia e la canzone originale, quindi capisco che dovrebbe essere un gioco di parole con “It’s coming home.” Ma “home” è un’eccezione e una parola molto particolare. Non serve mai una preposizione prima di “home.” Puoi dire “I’m home,” “I arrived home” oppure il suddetto “I’m coming home” e hanno tutti senso. Però, con qualsiasi altro luogo devi avere una preposizione. “I’m in Rome,” “I arrived in Rome” e, soprattutto, “I’m coming TO Rome.”

“It’s coming Rome” è come scrivere in italiano “Viene Roma.” Suona male, no?



Ovviamente potresti anche rimediare alla mancanza della preposizione con una virgola: “It’s coming, Rome.” Ma la virgola rende la frase un po’ troppo scialba. Cambia il soggetto a cui ci si rivolge. Non è più una presa in giro per gli inglesi, ma diventa invece un aggiornamento per i romani. “Aspettate! Sta per arrivare, Roma.” Perde un po’ il potere…

Quindi voglio solo dire a tutti i miei studenti e a tutti gli italiani che studiano inglese, “It’s coming to Rome.” Oppure, a questo punto, “It came to Rome.”


Auguri agli azzurri!

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